L’indecenza del non detto

di Andrea Dévis

Quella voglia incontenibile di raccogliermi nello spazio tra il suo fianco e il braccio steso sul letto. Rassicurato da un odore, da un gesto di intimità e dal sovrapporsi di fantasia e realtà.

Ieri notte, mentre rientravo a casa, sentivo gli ultimi avanzi di pioggia inumidire i vestiti, ma senza alcuna voglia di proteggermi ho camminato fino al portone, pensando alla vulnerabilità di chi mette in gioco sempre il cuore. Anche quando non serve. La sensibilità è spesso in uno sguardo, o nelle frasi che non si dicono.

Strada deserta. Parole sbagliate, tronche. Il non detto ferisce, semplicemente con il suo non esistere. Imparo la lezione, me ne dimentico, e me ne ricordo quando ormai è già troppo tardi.