Mi piacciono le persone belle ma faccio innamorare solo quelle intelligenti

di Andrea Dévis

Una pausa. Dal fidanzato, dalla compagna di una vita, dalla quotidianità, dall’ordinario, da se stessi, dalle proprie regole, da una moralità socialmente imposta e da tutte quelle situazioni che non si riescono ad abbandonare nemmeno quando lo si vorrebbe più di ogni altra cosa al mondo. È come un letto ancora caldo, con il cuscino stropicciato e le coperte per metà sul pavimento: rassicurante, familiare, terribilmente comodo. Molta gente vive così, aspettando la sera e concedendosi – di tanto in tanto – qualche pausa in cui vivere.

Io sono sempre lì, pronto a tradire le convinzioni, le convenzioni, e scendendo a biechi compromessi nel tentativo vano di imbrogliare il cuore. Questa mattina – in una grigissima Milano che finalmente riconosco – penso a quanto sia cambiato negli ultimi mesi il mio modo di vivere le persone. Sono ancora vicini i pomeriggi da puttana a metà, dove sul ciglio di un sentimentalismo che non c’era, mi sentivo nudo e inspiegabilmente inappagato. Sono vicine le cose che non volevo vedere, ma è lontana l’ansia che ti fa amare con tutto te stesso anche chi non esiste.

Serve coraggio e tanta autostima, per pensare di meritarti il meglio. Quando il meglio sei tu, il problema è degli altri. Così proseguo: smettendo di inseguire le persone e dispiacendomi per loro, che in preda a qualche scrupolo o a un approccio umanamente consumistico, si perdono il meglio.

E io sono salvo.