…e non erano i succhi gastrici.

di Andrea Devis

E’ incredibile come ogni cosa parli di noi. Le nostre mani, gli occhi, le frasi che pronunciamo. Si attraversano fasi per approdare poi al molo di qualche nuova istrionica conquista personale, dimenticando lentamente -ma non involontariamente- la strada seguita.

Non che si debba tornare indietro -per carità- però sarebbe bene -non tanto per l’autocompiacimento quanto piuttosto per un’obbiettiva analisi degli sviluppi- considerare sempre (anche) il punto di partenza e le alternative messe in ombra.

Capita che il giudizio degli altri sia unanime, che l’impressione che dai di te sia sempre estremamente coerente e stabile; ti accorgi che tutti ti vedono in un certo modo e inizi allora a pensare di essere quella persona. Sei felice e sorpreso perché “quella persona” che loro vedono somiglia stupefacentemente all’idea che ti eri fatto di te stesso. Allora sorridi, perché forse -nonostante tutto sembri immobile- dentro di te qualcosa invece si è mosso e si sta muovendo.

…e non erano i succhi gastrici.

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