Occhi neri

di Andrea Dévis

Se il temporale di ieri pomeriggio non avesse lasciato il vento a testimonianza del suo passaggio, Milano sarebbe stata perfetta. Accade una manciata di volte l’anno: non fa né troppo freddo né troppo caldo, e sei vestito esattamente nel modo giusto.

Camminiamo lungo il profilo di pietra che gli operai hanno fissato ai lati della strada, tenendoci in bilico per evitare di finire nel fango della carreggiata, ancora incompiuta. Sembrano così lontani i tempi in cui mi torturavo con l’immagine di qualcuno che conoscevo appena, influenzato dal riverbero delle cose che aveva voluto lasciar trapelare di sé. Lontani, ma al tempo stesso vicini. Un connubio di elementi, nozioni acquisite per osmosi e lacrime piante con consapevolezza e misura come mai si dovrebbe fare.

Sorprendente alchimia di stati d’animo e predisposizione a lasciar accadere le cose che si desiderano. I soliti bicchieri, un vino particolarmente dorato. Le giacche abbandonate sulla vassily all’ingresso. Un sorriso sincero che mi ero dimenticato di avere; forse era finito tra le pagine dei miei scritti o in mezzo ai cuscini del divano. Parliamo, ci guardiamo, ci sfuggiamo, ci guardiamo di nuovo. Mescoliamo al mio italiano un po’ di inglese, poi mi sforzo inutilmente con il suo spagnolo. Ridiamo. Ascoltiamo la musica. Si protrae verso di me: penso alle labbra rosa, agli occhi neri e alla voglia di lasciarmi sorprendere.

Mi lascio sorprendere.

Credo siano le tre e mezza o forse le quattro. Non ha detto niente, e si è addormentato a fianco a me, come se sapesse già da quale parte stare. Gli ho portato dell’acqua e poi ho provato a chiudere gli occhi anche io. Non riesco a dormire veramente, ma la felicità di non essere solo è il riposante contraltare per tante altre notti. Domani soffrirò la mancanza della sua presenza, probabilmente. Sogni inquieti, paure represse che si manifestano nell’inconscio. Un risveglio delicato e ancora piacere. Ci osserviamo nuovamente. Non riesco a vedere oltre il nero della sua iride. Il miei occhi sono più chiari, e mi sembra di non poter nascondere nulla. Filtro la luce e lascio libere le parole. Ci sorprendiamo del perfetto combaciare di corpi e desideri. Ci deliziamo con il contrasto dei nostri colori e delle forme.

L’aereo starà atterrando probabilmente in questo momento. È durato tutto troppo poco. Non penso di voler lasciar perdere. Chissà cosa c’è dietro quell’iride nera come asfalto bagnato.