Pezzi di cuore tra i cuscini del divano

di Andrea Dévis

Pezzi Di Cuore Tra I Cuscini Del Divano

Il leggio della sala è illuminato dall’unico faretto che ho voluto lasciare acceso. Davanti a me, le parole: sincere, riscritte, vissute, patite, mescolate ma immutate. Il microfono mi osserva, come se stesse domandandosi se questa sera riuscirò a finire il pezzo. Ci sono brani più difficili di altri, perché quando li componi lo fai e basta – senza pensare – perché ne hai bisogno. Poi arriva il momento di dar loro voce, ed è proprio lì che ti rendi conto se ne sei capace, se sei all’altezza delle tue idee.

Rompo il silenzio della sala. Una prima incisione, poi un’altra e un’altra ancora. Proseguo, ma a frammenti. Voglio cantare e sentire ogni sillaba. Un primo ascolto. Un altro. Mi concentro. Concludo i primi versi. Compiacimento, subito dopo un rimprovero. Vado oltre, salgo ancora. Poi chiudo strozzando una frase in gola: afona, perforata.

La riascolto.

Apro gli occhi e le sue mani sono ancora sotto la mia maglia, le mie gambe adagiate sulle sue cosce. Le braccia attorno al collo. Una mano sfiora il viso ispido, mentre le labbra umide tremano, cercandosi. Un incontro. Poi la schiena contro il muro freddo. I piedi sollevati. Sul pavimento restano i vestiti. Quasi ovunque vedo pezzi del mio cuore: tra i cuscini del divano, sotto al mobile, tra i tasti del pianoforte, negli angoli in cui ho pianto.

È difficile essere all’altezza di se stessi.

All’improvviso, piego la testa. Nell’azzurro della tisana poggiata sul bordo dell’Hammond, mi lascio sorprendere dal riflesso del mio volto. Quello vero, conquistato. Un volto che sorride. Momenti: ancora riesco a renderli vividi attraverso la voce e le parole. Senza recriminazioni, senza astio. Appoggio le cuffie, chiudo le pagine, in mezzo una matita. Devo rientrare a Milano.

Nella tazza galleggiano i ricordi. Sul fondo, l’alone sbiadito di qualche lacrima lontana.