Ed è già giorno

di Andrea Dévis

I cuscini sono ancora caldi e le nostre parole stanno tutt’ora riverberandosi negli angoli della stanza. La notte profonda e il mattino si confondono, in un connubio prima di luci e ombre, poi di rumori e vuoti inattesi. Un confine che quasi si fatica a cogliere: ed è già giorno.

Riesci a vivere tutto questo senza indugiare sul bordo dei pensieri e senza pensare alla luce che domani svelerà qualche cosa di me – per te – ancora inedita? Io sì, ho imparato. È costato tutto tanta fatica. Forse tu sei migliore – più scaltro – e poi non hai paura.

Ho aspettato un po’, crogiolandomi sul braciere degli interrogativi che mi fa sentire tanto umano e terreno. Poi ho preso coscienza del fatto che quando qualcuno non ci vuole al proprio fianco è perché magari ha paura. Concentrandosi troppo sulle proprie paure, ci si dimentica di quelle degli altri. Per questo bisogna soffermarsi solo sul presente, sullo stare bene adesso.

È tiepido, questo vento notturno. Quasi mi fa venire voglia di camminare: la città non è muta, ma è quieta.