La visione di questo programma è consigliata a un pubblico adultero

di Andrea Devis

Ci sono argomenti che non passano mai di moda, e che in un certo periodo dell’anno, tornano alla ribalta. Le corna, sono tra i principali interessi degli italiani, soprattutto durante l’estate e le vacanze. Che si tratti di corna attive o passive, quando a essere i protagonisti del fattaccio siamo noi, c’è sempre qualcosa di cui discutere; o di cui non discutere affatto.
Ma cosa spinge le persone ad accoppiarsi selvaggiamente con altre persone, quando sono in vacanza? Prendersi un periodo di riposo dal lavoro equivale -se si è soli- a prendersi anche un periodo di riposo dalla propria relazione? Quando si ritorna al lavoro, a settembre, si è più riposati e più produttivi: che lo stesso valga anche nei rapporti di coppia? C’è veramente bisogno di “riposarsi”? Il termine stesso presuppone la presenza di qualcosa di faticoso: perché?
Sono da sempre tra i sostenitori delle coppie alternative, quelle con loro regole e spazi autogestiti, senza la banale e proletaria impronta delle coppie comuni, senza fantasia. La scappatella mi sembra per definizione qualcosa che “non capita”; anche se in molti si nascondono dietro l’epica frase “mi è capitato”. Da cosa scappiamo? Se il caso non esiste, è la volontà dell’individuo -e quella soltanto- a fare la differenza? Sì, probabilmente.

Era da tanto che non andavo al mare, e mi sono reso conto che le persone si dividono in due categorie: quelle che stanno meglio in costume, e quelle che acquistano punti invece stando vestite. Capita di vedere qualche cesso ambulante in città, che magari senza vestiti in spiaggia, è capace di attirare gli sguardi di tutti per un fisico inaspettatamente mozzafiato. L’abbronzatura, il sole negli occhi, il sale nei capelli… tutto appare sotto una diversa luce, ed è per questo che quando siamo in vacanza siamo più suscettibili e sentimentalmente vulnerabili; poi le persone si rivestono -con il solito discutibile gusto estetico- e finisce ogni magia. Forse è meglio, ci si sforza: un bel sorriso, qualche argomento valido, il pallore (nel senso di “essere pallidi”, ma a volte sì, anche “pallosi” e basta) e la solita recita per mettere in mostra il meglio di noi -o quello che noi crediamo lo sia- per provare a portare a casa qualche risultato.

La verità è che le persone che ci colpiscono in vacanza, non sono sempre quelle che ci colpiscono in città; perché ci atteggiamo diversamente, perché siamo in pausa da noi stessi e -forse- perché abbiamo il sale negli occhi.

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