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Ci si innamora delle persone sbagliate perché quelle giuste sono già impegnate con le altre persone sbagliate

Tag: persone giuste

Dagli orifizi agli orefici

Una volta fare del sesso al primo appuntamento era considerata una cosa sconveniente. C’era questa regola secondo la quale se ti interessava una persona, era meglio non andarci subito a letto. Per prudenza, per non dare un’idea sbagliata di te e delle tue intenzioni. La maggior parte delle volte la faccenda si risolveva probabilmente con una prevedibile, colossale, fregatura. Sì, perché se da una parte l’erotismo e la seduzione sono in buona percentuale fatti di attesa e fantasia, dall’altra, l’essere umano non può vivere di voli pindarici, e ha bisogno di certezze. Non esiste una reale connessione tra tempo, sesso e storie a lungo termine, ma chi desidera al proprio fianco una persona – e una soltanto – per buon senso, dovrebbe quanto prima accertarsi della qualità carnale della combinazione. Non per tutti ha la stessa importanza, no, certo.
Curiosa è sicuramente l’attitudine di alcuni che – innamoratissimi – dopo una tanto attesa notte di (auspicata ma non pervenuta) passione, si ritrovano nella merda, senza sapere bene come fare per archiviare il caso. Si può ritentare, ma qui non c’entra la bravura. Serve essere il giusto addendo in un’addizione dove il risultato non può essere un’incognita.

Lo definirei romanticismo postmoderno. Quella voglia di perderti negli occhi di chi hai di fronte, magari sfiorarsi quasi inavvertitamente per sentire l’elettricità che si genera. Silenzi concavi, vuoti come i nastri vergini su cui registravamo la musica, apparentemente sconnessa, ma che ancora oggi non comporremmo con un ordine diverso. E le mani, convesse, prominenti, sempre desiderose di afferrarsi, magari in un abbraccio o a testimonianza di una non-assenza.
Il silenzio, è erotismo. Lui e la sua mutevole natura, delicata, fragile. Da rompere con i sospiri, o magari da lasciare immacolato, o ancora da frantumare con parole inaspettate. E sono proprio le passioni consumate con inevitabile ingordigia, che tracciano i dettami di una nuova possibile relazione; con le schegge, i bordi taglienti e quella inconfutabile voglia di farlo di nuovo per vedere se ci si può avvicinare ancora di più.

Tracce lasciate dal cuore

Negli ultimi mesi non ho scritto molto. Ho scritto, ma altrove.
Un tempo venivo qui e mettevo nero su bianco i pensieri, a ruota libera. Poi voi commentavate – pubblicamente o privatamente – facendomi capire che con le mie parole descrivevo e davo forma anche al vostro sentire. Ogni tanto gli sconosciuti capiscono meglio di chiunque altro come stiamo.
Poi, da un po’ di tempo a questa parte, la mia scrittura si è fatta pacata e io con lei ho imparato a calibrare il flusso dei pensieri. Ho scelto alcuni episodi e li ho raccolti insieme, perché tutti me lo dicevano, e perché avevo proprio voglia di racchiudere in uno di quegli scrigni chiamati libri i miei ultimi anni. Le parole abbracciate, quelle allontanate, quelle sputate fuori impastate nella saliva di un bacio rimasto appeso a giorni lontani.

Ho sorriso, rileggendo la storia dei quarantacinque appuntamenti in un anno. Ho pensato a quanto non abbia mai smesso di crederci, a quella vecchia e melensa faccenda dell’amore. E porca puttana, se ci credo ancora. È lì fuori da qualche parte: forse dall’altra parte del mondo, forse in fondo alla strada o forse in prigione.
Ma c’è. E non provateci, a convincermi del contrario. Mi uccidereste.

Sfogliando le pagine virtuali di andreadevis.com mi sono imbattuto in tanti, tantissimi pezzi scritti pensando a qualcuno che incontrai circa tre anni fa proprio in questo periodo. Io non so perché mi innamorai di uno sconosciuto. Forse ne avevo bisogno, forse era la persona giusta al momento sbagliato. Ero debole. Ma sulle persone giuste e sbagliate ho scritto interi capitoli, per approdare alla convinzione che tutti siamo giusti e sbagliati a momenti alterni, e a volte pure in contemporanea. Capita che la sera – generalmente il mercoledì e la domenica – ci pensi. Come sarebbe stato se le cose fossero andate diversamente? Forse adesso avrei chiuso il mac e sarei andato ad addormentarmi nell’incavo tra il suo braccio e il fianco.

Ma continuo a leggermi, trovando dispiegata tra le righe l’insofferenza. È stato il Cinghia a farmi rialzare, ricordandomi che a volte i nostri desideri prendono inspiegabilmente forma, e non di rado finiscono con l’aderire alle aspettative in maniera sconcertante. Come il suo sorriso, sconcertante al punto tale da farmi arrossire. Sono suoi, i baci rimasti appesi a giorni lontani. L’ho patito con decoro. Mi sono guardato indietro, ho guardato avanti.

C’è tanta Milano nelle mie composizioni. A volte sullo sfondo, altre in primo piano. Una città che è sempre stata casa mia, anche quando dormivo altrove. Però stasera partirei, senza meta. Girerei il mondo, stanerei l’amore – gli amori – perché ne esistono tanti. Seguirei le tracce lasciate dal cuore, e ne scriverei poi qui, come fosse un diario di bordo.

L’amore, che paura

Non ti innamorare. Debuttano così. In frangenti notturni fatti di sesso tenuto a debita distanza da tutto. Affettività stitiche e conformità statiche. Non sono fatti per i legami, dicono. Come premessa, prima di impugnare la bandiera delle promesse pronunciate in un altrove che è ovunque, e che non ci apparterrà mai.
Stanotte ascolto Teena Marie.
Penso a chi ti spiazza, ti spezza e poi ti spazza via. Alla pigrizia di chi non ama, all’ingenuità di chi si crede dunque più forte, a quella compassionevole cecità che non riesco a non condannare lo stesso.
L’infatuazione non sempre si trasforma in qualcosa d’altro, e svaniscono volti, anche se con accanimento ci prodighiamo nell’alimentare binomi umani incapaci di sopravvivere fuori dal microclima di una serra, dove il concime è fatto di ormoni e silenzi.

Desideri impavidi, quelli di chi prova a soddisfare una necessità che l’altro non ha. Vorremmo spostare le cose – le persone – ma alla fine le allontaniamo e basta.

 

Eloquenti emozioni

Convenevoli obbligati, preludi, fastidiosi intercalare. Tutti ti salutano chiedendoti come stai? e poi nemmeno aspettano la risposta. Mettiamo i filtri alle fotografie, nella ricerca dell’anima gemella, alle intenzioni e ai modi. Ma non sempre. Non tutti. Eppure il desiderio di schermarsi è figlio di questi anni zero. Una protezione proiezione di quello che vorremmo essere, o in altri casi di quello che fingiamo di essere.

Ho fatto il giro un po’ più largo, ma la verità è che avevo semplicemente voglia di passare sotto casa sua. L’estate ha spogliato Milano: parcheggi vuoti e stazioni semi deserte. La città diventa una sorta di cimitero, il campo di una battaglia combattuta durante la guerra fredda dell’amore. Vorrei mettere l’autotune ai pensieri, che seguono un’intonazione tutta loro. Massì, sto bene.

Sto portando a termine un disegno e sono già proiettato in un altro luogo, sfuggendo all’idea di un rimpianto per il tempo passato, perduto e certe volte sprecato. Metto insieme le idee, raccolgo un paio di note, qualche accordo e tante parole allontanate. Cerco l’armonia perfetta per la mia canzone, inseguendo una chimera distante da tutto.

La vita è storta, bellissima.

Sentimentalmente impotenti (trascurabili mancanze)

È davvero necessario avere qualcosa in comune con chi ci piace, per poter avviare una nuova relazione? Forse è più sensato pensare che ad avere qualcosa in comune tra loro debbano essere le persone che ci piacciono. Se fossero invece le mancanze a fare la differenza? Inestirpabile, l’ostinazione di chi continua a cercare le persone giuste nei luoghi sbagliati (o nei corpi sbagliati). Proviamo a prendere le distanze dal passato, ma poi ricadiamo negli errori di sempre, provando ad affiancarci a un’altra persona – giusta e sbagliata – esattamente come quelle che ci sono state prima. Siamo la somma delle nostre esperienze, successi e fallimenti. Ci piacciono le persone con le quali soffriamo solo per avere qualcuno cui dare la colpa?

Ci ho provato, mille volte e più, a cambiare rotta, ad aggiustare il tiro, a ridimensionare le richieste, senza mai scendere veramente a compromessi; perché la felicità è una sola e non è negoziabile. Con certe persone si genera una strana energia. Frizzante, inebriante, al tempo stesso evanescente. Se ne diventa dipendenti. Si baratta la lucidità per l’emozione. Innovativo sport estremo – ma già démodé – e alla portata di tutti.

Perché sentiamo la necessità di trovare un colpevole contro cui accanirci quando si tratta di esaminare le nostre relazioni? Temiamo un rimprovero? Un monito per le inadempienze? Non ci perdoniamo mai nulla, ma spesso in amore – così come non esistono vincitori e perdenti – non esistono colpevoli contro cui scagliarsi. Si rimane soli, con il tempo a fare da giudice, così inefficacemente neutrale e così inavvertitamente spietato.

Ad accomunare le persone sbagliate – puntualmente fuori luogo – c’è il loro essere inappropriate, il loro essere sentimentalmente impotenti.

E ci siamo noi.