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Ci si innamora delle persone sbagliate perché quelle giuste sono già impegnate con le altre persone sbagliate

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Unioni (in)civili

Unioni civili. Sì.

Ma la verità è che alla maggior parte dei gay non interessa sposarsi, quanto più l’idea di poterlo fare. Siamo circondati da persone incapaci di gestire il profilarsi di una relazione, figuriamoci se credo alla cazzata che qualcuno voglia prendersi la responsabilità del doversi impegnare in un matrimonio (o succedaneo).

Tutto sommato, questo non è altro che il mio specchio; Riflette una realtà deforme, dai contorni sfocati e dagli indefinibili capitoli di sottotesto che non ho nemmeno più voglia di scrivere. Perché si sa: ci si innamora delle perversioni (fisiche o mentali, non c’è confine) ma si è sempre pronti a prenderne le distanze nel momento in cui iniziano a invadere quella rassicurante placenta che chiamiamo quotidianità.

Ti fanno sentire una puttana, e inavvertitamente diventi la loro trasgressione. Con cui stare bene, con cui essere se stessi. Oltre le domande, tra le lenzuola, in mezzo agli impegni, oltre le richieste. Ci si può innamorare senza avere il peso di doverlo dire. Innamorarsi di una puttana, imparare a stare bene, correre a sposare una santa.

Quindi sorrido, nella speranza, un giorno, di poter anche io “incastrare” uno di quei brillanti e fighissimi quarantenni nei quali inciampo scorrendo la lista delle ultime chat di WhatsApp. Paladini di diritti di cui non usufruiranno mai.

È caccia aperta.

Mestruazioni sentimentali

Fa schifo, lo so. Ma è proprio così come deve essere: un lento e schifoso gocciolamento. Le mie frequentazioni sentimentali sono episodi autoconclusivi della durata di una settimana circa, solitamente con poca pubblicità e non necessariamente dai risvolti erotici. Una puntata di chi l’ha visto risolve in genere più enigmi, e a rivelarsi lungimirante risulta inaspettatamente il mio vicino di casa, paladino della scopata senza fronzoli, che non miete vittime e non alimenta illusioni. Intendiamoci: può non rientrare totalmente nel mio stile, ma sono un grande sostenitore delle scopate autoreferenziali. Sarà per quella vena trasgressiva, per un atavico bisogno animale o più verosimilmente per la mancanza totale di ambiguità. Nelle mestruazioni sentimentali, dopo qualche momento di scetticismo, a convincermi è l’entusiasmo dilagante di chi frequento, inaspettato e soprattutto non richiesto. Ed è proprio lì che avviene l’irreparabile, non appena mi lascio andare alla curiosità e alle attenzioni, accennando il mezzo sorriso di chi nonostante tutto ancora ci crede (e meno male).

Un viaggio a Gallipoli, una gita ad Amsterdam, una vacanza in Malesia, il ritorno a Lussemburgo, un salto a Londra per lavoro. E al rientro (quando rientrano) l’assenteismo più totale. Sembra una sceneggiatura di David Lynch. Ma di quelle incazzatissime che scriveva negli anni novanta. C’è abbastanza surrealismo per tutti. Andando in ordine sparso: c’era Mister T. (diceva che sono da sposare), Fabio e la sua incapacità di prendere qualsiasi iniziativa (anche quella degli altri), Alessandro (da mille messaggi al giorno è passato a respingere le mie telefonate, ma è sempre online sulle chat) e poi ancora Guido, che mi ha salutato dicendomi di non sparire (probabilmente voleva battermi sul tempo) e ovviamente il Cinghia: mi ha fatto perdere la testa più di tutti gli altri messi insieme, ma essendo stato chiaro fin dal primo momento riguardo i legami (che aborre) non posso nemmeno sentirmi in diritto di mandarlo a fanculo.

Mentre tra un ciclo e l’altro cerco di recuperare un po’ di equilibrio, aspetto impaziente la prossima frequentazione, per mettere davanti a tutto una sola e semplice domanda: quand’è che parti?

Ci impegniamo con le persone impegnate perché sono poco impegnative

Ci deve essere un nesso. Una congiunzione astrale particolarmente sfavorevole o un recidivismo inguaribile. Un sottile filo che lega le nostre frequentazioni e che traccia -razionalmente- un profilo comune. Negarlo è inutile, comprenderlo e accettarlo è indispensabile; non per guarire, ma solo per essere consapevoli smettendola di piangerci addosso dando la colpa a un destino spietato (che non esiste). Siamo attratti da quello che non vogliamo avere. È una tensione costante, che tiene svegli i sensi e che fa sentire vivi, reattivi e pronti. A Milano, non ci sono più persone con le quali valga la pena frequentarsi -o meglio- non ci sono più persone libere con le quali valga la pena frequentarsi. A volte non vale la pena frequentare nemmeno persone impegnate -e se qualcuno pare frequentabile- dobbiamo poi fare i conti con i suoi inscindibili legami. I più coraggiosi ci provano, consci del fatto che uscire con qualcuno di impegnato, equivale a uscire anche con i suoi impegni.

In un certo senso inabissarsi nella frequentazione di qualcuno di impegnato può avere dei vantaggi. Chi cerca di evadere da un rapporto solitamente lo fa alimentando quell’eccitante tensione di cui sopra. Chi evade da un rapporto mette in mostra il meglio di sé; per sentirsi ancora desiderabile, per sentirsi ancora giovane preda o cacciatore. Grandi sorrisi, complimenti, qualche attenzione che lusinga e una buona dose di pregiata acqua di Parma. Gli ingredienti -in proporzione variabile- sono gli stessi da sempre. Noi ci prendiamo quello che di buono c’è, senza chiedere nulla in cambio. È piacevole e distensivo, nella misura in cui dall’altra parte troviamo lo stesso effimero pensiero di consapevolezza.

Esiste un limite, quello dei sentimenti. Domarli è impossibile, e proprio quando hai la convinzione di essere finalmente riuscito a governarli, loro si manifestano spietatamente. Nella maggior parte dei casi è la persona impegnata a perdere la strada di casa. Prenderle la mano e riportarla sulla retta via è la cosa giusta da fare, ma ti consacrerà ai suoi occhi come un santo salvatore protettore della famiglia e prossimo alla beatificazione; beatificazione che ti permetterà di venire elevato al ruolo di entità superiore, da idolatrare, per via di una morale incorruttibile, che è rimasta tale anche di fronte alla palese -ma meschina- possibilità di cambiare definitivamente le carte in tavola.

Elicitare una condotta moralmente stabile sarebbe in netta contrapposizione con l’intera situazione, ma a volte le persone impegnate finiscono per impegnarsi; con noi. Potrebbe sembrare una vittoria, ma non lo è quasi mai. È come se, venendo meno la penombra degli eccitanti e clandestini incontri, la tanto agognata luce del sole ci illuminasse fino a far sparire quel concentrato di sincerità e sentimenti che contraddistingueva le ore passate insieme.

Per quanto se ne dica, in fondo lo sappiamo: le persone già impegnate -e che si impegnano a loro volta con altre persone- sono persone delle quali non ci fideremmo mai.