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Ci si innamora delle persone sbagliate perché quelle giuste sono già impegnate con le altre persone sbagliate

Tag: storie in sospeso

La lettera che avevo detto non ti avrei mai consegnato ma che alla fine ti ho mandato lo stesso

Ogni tanto guardo ancora, fuori dalla finestra.

Ritrovo la tua immagine: sei lì in piedi che mi guardi, mentre sorridi con gli occhi e le labbra. Non so nemmeno se sia successo davvero, o se si sia trattato dell’ennesimo frame rubato alla fantasia.

Ho passato troppe notti domandandomi il perché di quell’interesse ingiustificato nei tuoi confronti. Non mi spiegavo come fosse possibile perdere la testa per qualcuno che a conti fatti nemmeno conoscevo. Poi è stato tutto chiaro. In uno di quei viaggi in auto, sotto alla pioggia, mentre Milano è magicamente immobile, ho capito: non esistevi. Scusami per averti inventato, e per queste parole che ti sto lasciando cadere addosso. Impalpabile, ormai dissipato: è il tempo che abbiamo vissuto insieme. Le storie sospese non nascono e non muoiono.

Ricordo un martedì sera. Ti ho aperto la porta, e senza quasi nemmeno parlare ci siamo baciati, lì, sull’uscio. E poi sul pavimento. Tra i vestiti. Sul marmo freddo della cucina. Ricordo esattamente le tue mani, potrei disegnare il loro percorso su di me, con precisione. Ricordo quella sensazione di euforia spiazzante, nella quale mi piace crogiolarmi ogni tanto. Rimane un dolore, che mi appaga: si impone tra le ore e i minuti senza preavviso, in silenzio.

Ricordo una domenica. Pioveva. O forse non pioveva, ma mi sentivo come quando fuori piove senza sosta, e io sono al sicuro. Ascoltavamo Sade cantare is it a crime?, e qualche candela lasciata accesa per rendere tutto un po’ più cliché come piaceva a me illuminava i margini dei corpi. Il confine tra la mia bocca e la tua si perdeva, mentre imparavamo a fingerci impermeabili al mondo, rimasto fuori insieme alla pioggia, immaginaria o reale che fosse.

Ricordo quando ti ho salutato, trattenendo un pianto che non saprei collocare nella scala degli stati d’animo: forse felicità, paura, o qualcosa a metà tra i due. Ho chiuso a chiave e mi sono voltato, appoggiando la schiena sulla porta, scivolando fino a terra, e restando lì per qualche minuto. Avevo bisogno di sentire la terra sotto ai piedi.

Scorci di un passato ancora non abbastanza remoto. Frammenti di istanti. Bicchieri vuoti. Le tue scarpe vicino al pianoforte. I cuscini per terra. Noi ovunque. Mi bastava. Una parvenza di quotidianità. Un po’ di caffè. Il tuo odore tra le lenzuola. Le frequenze di un’altra voce oltre alla mia negli angoli della casa. Spazi fisici e mentali, riempiti.

Così attraverso un’altra mezzanotte, riempiendo lo schermo di lettere, che sono poi il miglior psicofarmaco, insieme alla musica. Un’orgia di parole che si combinano formando mucchi di pensieri.

Chissà se ricordi ancora il mio nome. Probabilmente sì, perché è come il tuo.

Tra l’orgoglio e la paura (storie in sospeso)

Terre di confine, non-luoghi sospesi tra passato e futuro, e certamente non appartenenti al presente. Senza né un inizio né una fine. Silenziose messaggere del nulla che non hanno nome e non hanno meta. Tutt’altro che inutili, senza dubbio non indispensabili. Le storie in sospeso, hanno la capacità di bloccarci tra le proiezioni di un futuro utopico e un passato troppo facilmente manipolabile.

Siamo concentrati sulle grandi storie d’amore finite male, sugli epiloghi infelici e sui capitoli disastrosamente chiusi e archiviati; ma tra le pieghe del sentire, e tra le piaghe del pensiero -le storie in sospeso- condizionano e influenzano la vita reale attraverso il loro semplice non esistere. È un concetto importante, perché origina da una mancanza (l’astratto) e si riflette sulla vita (il concreto).

La grande e conclamata relazione chiusa bruscamente o il matrimonio esauritosi teatralmente, rubano facilmente la scena a storielle apparentemente di poco conto; eppure c’è una piccola quantità di incontri che risulta difficile togliersi dalla testa. Rappresenta la speranza tradita, la semplicità e l’aspirazione a una quotidianità migliore; perché -per quanto la si provi a nascondere dietro al pessimismo e all’inquietudine- una parte di noi sopravvive all’idea che prima o poi le cose possano cambiare in meglio.

Cosa ci impedisce di riprendere una storia in sospeso?

Le storie in sospeso ci spaccano in due, lasciandoci tra l’orgoglio e la paura. L’orgoglio è il vanto dei razionali, e di tutti quelli che hanno la lungimiranza di lasciar perdere un amore impossibile. La paura è l’altra faccia: è meglio cristallizzare (e idealizzare) una parentesi, o insistere, provando a recuperare un rapporto con il rischio di una porta chiusa? L’eventuale frustrazione, ci farebbe sprofondare ancora di più nella malinconia o sarebbe quello schiaffo indispensabile per ripartire? Sto cercando la risposta da mesi, confidando in qualche inequivocabile segno del destino (o di qualcun altro).

Se non hanno mai preso vita, non possono dunque morire. Le storie in sospeso non fanno rumore, e sono immortali.