Il vuoto, dietro di noi

di Andrea Devis

Non davanti, non dentro. Né sopra né sotto. Nemmeno altrove. Dietro, proprio dietro nel senso di alle spalle. E ho rimesso nello stereo quell’album di Sade che avevo sputtanato, senza ricadere nel vuoto. Un dislivello di almeno un paio di piani. Anzi, quattro. O forse tre.

Scrivo un capitolo finale, perché penso di essermelo meritato, ed è un po’ come nelle migliori sceneggiature: il lieto fine c’è ma non è quello che ti saresti aspettato. L’amaro che resta in bocca è digeribile, necessario. È l’amaro del caffè preso insieme a te quasi per caso – al sole di un autunno che aspettavo da fin troppe primavere – esorcizzando i fantasmi di qualche anno fa e rileggendo a memoria missive che non avrei mai voluto mandare, ma che in fin dei conti sono arrivate dove dovevano, un po’ come se conoscessero benissimo la strada per casa tua.

In una dimensione parallela – collocata tra presente, futuro e passato – i dettagli non hanno importanza. Sul quel nastro di Möbius ci sono le mie conquiste, le perdite, i sorrisi nati come lacrime e viceversa, la tua fede al dito, l’erotismo del non detto e il coraggio di chi torna. Anche dopo tanto, solo per sapere come stai, timidamente, per scoprire che il momento giusto arriva sempre.

Ho scritto una canzone che non penso eseguirò mai dal vivo. Te la regalo. Se la trovi, tienila per te, è tua. Non dirlo mai a nessuno, non capirebbero. Ripensiamoci con tenerezza, quando saremo ancora più grandi. Le cose belle non invecchiano.

Niente più storie in sospeso, niente più pezzi di cuore sparsi in giro, e nemmeno parole impronunciate rimaste bloccate tra i denti. Saranno sinceri i sorrisi che ci scambieremo se dovesse capitare di incontrarsi ancora.

Adesso, ho davvero finito le pagine.

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Cari amici, lettori vicini e lontani, presenti ed assenti,

Questo blog è nato un po’ per gioco, anni fa, con la palesata necessità di mettere nero su bianco le vicissitudini amorose (e dintorni) che tanto mi attanagliavano. Sono venuti alla luce aforismi, e con una certa sorpresa li ho visti rilanciati sul web, acquisendo un’altrettanta inaspettata popolarità. Ho attinto qui parole per stendere testi di canzoni che saranno raccolti in un album – Nella Stanza – in uscita nei prossimi mesi. Spero vogliate sostenere il mio primo ambizioso progetto musicale. Troverete tutte le informazioni in questo stesso non luogo; avrà una nuova forma, perché proprio oggi ho deciso di cambiare le cose. I più attenti avranno notato che negli ultimi mesi ho scritto pochissimo: forse per via della serenità (non costante, ma presente) o per una manciata di altre buone ragioni.
Nella mia storia recente, ci sono stati vari protagonisti. Principalmente tre. Uno in particolare – qualche anno fa – ha riempito e alimentato il cuore di questo inesauribile bouquet di parole. Quello che leggete sopra è il capitolo finale. Realtà? Fantasia? Il riferimento a David Lynch sarà saltato all’occhio di qualcuno? Quel caffè – dopo tutti questi anni – c’è stato davvero? Saperlo, è importante?
Sorrido, e ringrazio le tante, belle persone che ho conosciuto grazie al blog. Ringrazio chi si è fermato a leggere, chi ci si è ritrovato e chi ha scritto con me.
Spero di riabbracciarvi con le mie canzoni, presto.

Andrea

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