Prospettive

di Andrea Dévis

In fin dei conti, riscoprirsi viaggiatori, non è che rappresenti di per sé una grande novità, dal momento che tutti noi – per vivere – attraversiamo epoche diverse della nostra esistenza. Ma tra quelle ovvietà tipo non è la meta che conta ma il percorso che si fa per raggiungerla o altre più assolutiste come si parte per andare lontano e poi si torna al punto di partenza, mi sono abbandonato, pensando ai luoghi comuni e alle verità intrinseche che li rendono tali.

In spalla, uno zaino, con tante cose sul fondo. Consapevolezze perdute, conquiste non sudate e – come quando andavo a scuola – pacchetti di biscotti sbriciolati che ti salvano da quel buco allo stomaco di metà pomeriggio. Ma oggi, che tutto è facile e raggiungibile, ha ancora senso partire? No: se si pensa che tutto sia facile e raggiungibile.

Stavo piangendomi un poco addosso, perdendomi parecchie cose. Rinsavendo, ho ampliato lo sguardo sul mondo. Di merda, sì, ma mica sempre. Non quando si lasciano perdere le sovrastrutture sociali, o le pretese che gli altri noi stessi avanziamo spavaldi nei confronti di una vita che sosteniamo non andarci mai bene.
Vuoi una cosa, o credi di volerla, ne trovi un’altra, inaspettatamente più preziosa, inconsapevolmente necessaria, inedita e inspiegabilmente ora irrinunciabile. Riesci a vederla? Bisogna guardarsi oltre. Si avverano desideri che non si sapeva di nutrire.
Gli impavidi vanno oltre sé stessi e si lasciano rendere felici dall’inconsueto.

Ho guardato sul fondo dello zaino e mi è tornata la voglia di viaggiare.