Sentimentalmente inefficace

di Andrea Dévis

Inefficacemente sentimentale, avevo messo da parte le smancerie, i manierismi del cuore e tutte quelle cose che – svelate – generalmente mettono in fuga chi frequenti nel giro di pochi istanti. Ma l’avevo fatto tanto tempo fa, crogiolandomi nella convinzione che certi approcci non cambiano, e che il romanticismo – per quanto desueto e assolutamente non necessario – fosse una luna piena, una testa vuota e un bicchiere di champagne bevuto a lume di candela. Più di recente, ma ancora piuttosto lontano da qualsiasi nuova certezza, mi sono ritrovato a riconsiderare la faccenda.
Che il romanticismo sia vivo, è una teoria ancora tutta da dimostrare, ma che i romantici siano morti pare invece un’assoluta certezza. Morti. O camuffati da improbabili poeti urbani, autori di aforismi virali ma non certamente vitali, spacciati sul web come moderne versioni di intramontabili classici che nessuno sentiva il bisogno di rivisitare.

Ridefinire il concetto di sentimentalismo sembra una sfida più avvincente, in un momento storico dove le persone più sono interessate, più si respingono, con macchiavellici escamotage atti a camuffare l’infatuazione, creando dunque nuovi codici di accopp(i)amento. Certo, pretendere che le cose siano esattamente come sembrano continua a essere pura fantascienza, se non per qualche impavido, folle, temerario dell’amore. E la comunicazione si lascia influenzare dagli asettici e fraintendibilissimi nuovi linguaggi.
Prepariamoci dunque alla trasposizione nella realtà delle emoticon, come risposta poco diretta a domande tutt’altro che indirette. Vedo già valanghe di mezzi sorrisi, espressioni corrucciate o lacrimucce poco serie, e ambigui ammiccamenti che non portano da nessuna parte.
Ma il cuore, come si fa?

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