L’amore, che paura

di Andrea Dévis

Non ti innamorare. Debuttano così. In frangenti notturni fatti di sesso tenuto a debita distanza da tutto. Affettività stitiche e conformità statiche. Non sono fatti per i legami, dicono. Come premessa, prima di impugnare la bandiera delle promesse pronunciate in un altrove che è ovunque, e che non ci apparterrà mai.
Stanotte ascolto Teena Marie.
Penso a chi ti spiazza, ti spezza e poi ti spazza via. Alla pigrizia di chi non ama, all’ingenuità di chi si crede dunque più forte, a quella compassionevole cecità che non riesco a non condannare lo stesso.
L’infatuazione non sempre si trasforma in qualcosa d’altro, e svaniscono volti, anche se con accanimento ci prodighiamo nell’alimentare binomi umani incapaci di sopravvivere fuori dal microclima di una serra, dove il concime è fatto di ormoni e silenzi.

Desideri impavidi, quelli di chi prova a soddisfare una necessità che l’altro non ha. Vorremmo spostare le cose – le persone – ma alla fine le allontaniamo e basta.