Tre secondi

di Andrea Dévis

Ieri notte. Milano irriconoscibile. Poteva essere una qualsiasi altra città. Ho fatto su e giù per il viale almeno un paio di volte, prima di rendermi conto che lo stavo percorrendo nella direzione sbagliata. Il corpo mi spingeva altrove, lontano.

E poi l’ansia, la paura, le domande fatte senza sapere perché, i piedi che non trovano più il terreno, le mani che si riempiono e le teste che si svuotano. In ginocchio, entrambi, dopo sguardi repentini impossibili da domare, gli occhi sono caduti negli occhi. Per tre secondi, una possessione. Gassosa, evanescente, decisamente impalpabile. Felice, ne porto gelosamente addosso lo strascico.

Ho camminato fino alla mia auto. I ristoranti con le saracinesche abbassate ma con le luci ancora accese. La coppia davanti al portone. Il taxi fermo in mezzo al viale. La puttana in fondo alla strada, sorride da sola. Il cane senza guinzaglio. La stazione deserta.

Tre secondi, L’orgasmo del cuore.