Sull’uscio

di Andrea Dévis

Sono sempre sull’uscio.

Dopo i sospiri, noi. Gli argini rotti di una tentazione.

L’ho osservato chiudere gli occhi: vulnerabile, spogliato di tutto, respiro costante, ciglia immobili, piedi arrossati, le teste agli opposti.

La sua mano che mi tiene una caviglia. Il mio corpo ai suoi margini. Il desiderio di contenerlo, mentre è assente. Sogna.

E per un attimo, solo in quell’attimo, l’ho amato.