Sono stanco di pretendere poco dalle persone soltanto per paura di perderle

di Andrea Dévis

Quando ti rendi conto che la cosa più bella di certe persone è l’idea che hai di loro, è il momento di aprire gli occhi. Un letargo profondo, un’assenza da perenne sonno leggero, uno stato confusionale lontano dalla prontezza di riflessi necessaria per seguire lucidamente i movimenti dei cuori.

A volte non combaciano. L’idea che hai e quello che le persone sono. Mi sono ritrovato a correre, senza distinguere più il miraggio immaginato dalla realtà. Meriti qualcuno che corra verso di te, che ti desideri e che lo dica; senza mezzi termini o frasi ambigue da leggere al rovescio.

Poi però ci sono abbracci più indecenti di qualsiasi altra cosa. Manciate di secondi che, anche se già lontane, non riesci a dimenticare. Eppure era solo uno sguardo. Più punti in alto, più un’eventuale caduta potrebbe rivelarsi rovinosa. È il bello dei trent’anni: fatichi tanto per la serenità, e poi mandi tutto a puttane in un istante. Sconsiderato, scandaloso, decisamente senza senso. Non sai nemmeno se si chiami amore. Perché in fondo ne hai soltanto trenta.

Adesso Milano è avvolta da una strana pioggia, ed è tutto ovattato. Penso alle proposte nate sulla scia di un entusiasmo lontano, in giornate piovose come questa. I miei pensieri ritornano lì, e oscillano, come le promesse. Incompiute.