Lupi Solitari

di Andrea Dévis

Una fumante colata di asfalto nera come pece questa mattina ha finalmente ricoperto la strada. Ora che è buio, il cielo e la terra sembrano fondersi in un plumbeo continuum, tetro ma affascinante. Cammino solo, senza fantasmi e senza ombre. Milano è deserta e mi piace. Me la voglio godere ancora qualche giorno, per raccogliere i pensieri e scrivere. Prenderò poi l’auto, e senza un programma troppo preciso me ne andrò via per un po’; come i lupi solitari: figure appartenenti a una mitologia urbana dai contorni sfocati e seducenti.

È così diverso l’amore dei trent’anni. Cose che prima avresti considerato indispensabili non lo sono più, mentre altri dettagli diventano importanti più che mai. Ami senza paura di niente e di nessuno, senza aspettare risposte e senza fare domande. Ci sono pomeriggi impregnati di un indecente erotismo mai squallido, e la consapevolezza che se lo fossero stati, sarebbe stato senza dubbio più facile. Ma non resisti, e così continui a dare tutto, senza esitazioni o ripensamenti, in bilico sul ciglio dell’ignoto.

Sorridi di fronte a una generazione di quarantenni terrorizzata all’idea di qualcuno in grado di destabilizzare quel rassicurante misto di equilibrio, libertà, indipendenza, conquistato a fatica e che guai a chiamarlo rinuncia. Ti accontenti delle periferie delle relazioni – ma solo perché stai bene tu – conscio di saper negoziare un amore, quando sarà. E sarà con chi – guardando gelosamente oltre le proprie imprescindibili necessità – ti troverà speculare, capendo la tua necessità di camminare da solo, la notte, in una Milano deserta, senza più né fantasmi né ombre.