Le parole allontanate

di Andrea Dévis

L’asfalto vomita il caldo in questa domenica di ritrovato bollore, e mentre i lampioni si accendono ai margini della strada, Milano ingoia i miei passi. Penso alle parole allontanate, quelle capaci di raccontare chi siamo senza troppe pretese. Penso alle parole mai pronunciate, per paura di renderle realtà. Penso alle conquiste, alle frasi dette piano per non far sentire il cuore. Discorsi leggeri, che volano via insieme alle poche foglie dimenticate da un autunno già trascorso.

Le parole allontanate violentano la mente e stuprano i pensieri. Tornano – arroganti – con la pretesa di essere scritte o pronunciate, anche con un filo di voce, anche quando è notte. Completano melodie rimaste sospese sul rigo di qualche pentagramma. Sfuggono a ogni metrica. Tormentano, assillano, inseguono, creano nodi tra persone e circostanze. Le parole allontanate ci insegnano a farci abitare. Disorientano, spingono la vita al confine tra desiderio e ambizione. Riflettono aspirazioni e incarnano incertezze legittime.

Mentre la piazza si popola di ombre quasi familiari, continuo a camminare da solo osservando l’orizzonte – pensando ad altri luoghi – ma senza né la voglia né il bisogno di scappare davvero.

Le parole allontanate ci avvicinano.