Forse non siamo stati del tutto sinceri

di Andrea Dévis

Forse non siamo stati del tutto sinceri, stasera. Reciprocamente, individualmente, e nelle molteplici e indecifrabili sfumature di un rapporto dove il sesso non è banalmente squallido come il copione avrebbe previsto. Nessun melenso romanticismo, piuttosto una manciata di lontane sensazioni che probabilmente sono stato l’unico a cogliere. O a inventare. Il cielo era sincero: poche nuvole, il solito colore astratto e quel vago ma costante sentore di pioggia notturna. Me ne sono reso conto a mezzanotte, mentre camminavo verso la mia auto.

Ho ancora il suo odore addosso e penso me lo porterò a letto. Per pigrizia, o come souvenir delle sue mani. Per un attimo mi è sembrato che entrambi volessimo altro. Alla fine – ognuno con le proprie remore – abbiamo ripiegato sul finale più prevedibile, senza aggiungere nulla di nuovo. È strano: non so se ci passerei la notte insieme. Sa farmi impazzire come pochi, e dice che la chiave per capirmi è nel modo che ho di abbracciarlo. Sarebbe in grado di restituirmi sul confine con il mattino uno di quegli abbracci sinceri e totali di cui parla? Una stretta forte, che acquieta e tacita qualsiasi domanda?

Forse non lo voglio nemmeno sapere. È tutto già esageratamente familiare: a metà tra la citazione della serenità e il preambolo della follia.

Ci rincontreremo come gatti, a metà strada tra le nostre identiche libertà.