Transizioni

di Andrea Dévis

Ho transitato. Dal segno all’ascendente, mi dicono. Dalla Vergine allo Scorpione, per l’esattezza. Ho accantonato quel poco di razionalità che puntualmente mi riportava con i piedi per terra a favore di un più viscerale sconsiderato e sconclusionato approccio emotivo. Più cuore, poca testa, tanta pancia.

Ho scritto lettere, condiviso pensieri, eliminato ogni filtro. Mi interrogo sul valore della condivisione: viviamo in un mondo dove il concetto di “privato” è diventato obsoleto e relativo. Bisognerebbe restare capaci di distinguere un capriccio da un’esigenza. Ho provato a spartire ragionamenti e sensazioni rimaste per mesi confinate lì, tra cuore testa e pancia. Senza pretese, senza accuse, senza fantasie, senza aspettarmi nulla.

Sono stato presuntuoso. Nel tentativo maldestro di ritrovare me stesso ho perso di vista gli altri. Ma ritrovarsi non serve. Ha più senso imparare a immedesimarsi, imparare a levare quell’alone di magia che dipingiamo attorno alle persone che abbiamo bisogno di sapere migliori di quanto in realtà non siano. Per noi. E basta.

La cultura sentimentale scarseggia. Dedichiamo noi stessi a chi non può capirci. Mancano i mezzi, le strutture, l’intelligenza, l’afflato. Ho scritto versi e aforismi a qualcuno che non conosce il mio alfabeto. Poca intelligenza, tanta paura. Un velo di amarezza, ma senza esagerare. Nessuna lusinga. Rimango bloccato.

Guardo fuori dalla finestra e vedo la neve ricoprire i tetti delle auto.