Ci sono in giro troppi uomini senza coglioni e troppi coglioni senza uomini

di Andrea Devis

Troppa confusione, troppo caos, e una società che ci fa affogare in definizioni farraginose e approssimative partorite da qualcuno con l’anacronistica pretesa di sentirsi moderno.

Cosa significa essere “uomini” oggi? Accantoniamo il cameratismo, la virilità, e il sorpassato concetto del “non chiedere mai”. Domandiamoci -con sincerità- se essere maschi non significhi semplicemente vivere quello che la vita -talvolta inaspettatamente- ci dona, senza le barriere posticce di una moralità improvvisata. Uomo è chi non si lascia spaventare da un’attrazione che non si consuma, chi vive il presente con coraggio, pronto a lasciarsi destabilizzare, per poter andare nuovamente alla ricerca di una nuova e più autentica centralità.

Una volta al concetto di “maschio” era associato anche quello di “capo famiglia”; oggi gli pseudo maschi che popolano le città hanno un’idea molto precisa di cosa significhi essere “capo” ma al tempo stesso hanno scisso e rivisitato il concetto di “famiglia”: nulla ha più a che vedere con la responsabilità, l’impegno o la condivisione.

Le relazioni che intrecciano i maschi -con le donne o tra di loro- sono sempre e comunque relazioni pregne di una forte cerebralità. Se fino a ieri erano le donne a detenere il primato per la complessità emotiva e psicologica in fatto di sentimenti, oggi troviamo maschi spaventati e titubanti pronti a dividere il titolo, non fosse altro che per sentirsi alla pari. Altro tema importante, quello della parità: terrorizzati dal confronto e dal (in principio sano) desiderio di amare, gli uomini moderni virano verso la soluzione più banale, pur di non ribaltare convinzioni nelle quali anche loro sanno di non credere oramai più di tanto.

Mi ero ripromesso di scrivere provando a capire chi fossero gli “uomini con i coglioni” ma a quanto pare sono finito a raccontare di gente spaventata e con il terrore del cambiamento (in meglio o in peggio non fa differenza, quello è un dettaglio che a volte nemmeno viene preso in considerazione).

È tutto molto divertente, perché queste parole le ho scritte io, che sono un uomo. Bisognerebbe guardarsi allo specchio più spesso, superando l’apparenza, e scavando a fondo, fino a trovare la paura; prenderla e trasformarla nel desiderio di andare oltre il confine che separa l’essere sé stessi dall’omologazione e dalla banale -e tutto sommato inutile- definizione di “uomo”.

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