Ponteggi

di Andrea Devis

L’altra sera, mentre tiravamo il collo a una bottiglia di prosecco, io e A. discutevamo sul ruolo che l’amore ricopre nelle relazioni. Dalla sua esperienza -e anche dalla mia- si è evinto che l’amore non è un fine ma bensì un mezzo.
È un ponteggio, costruito per poter lavorare a qualcosa di più grande, che attiene al desiderio consapevole di chi prova a costruirsi quella circostanza chiamata famiglia. Un pretesto, la pretesa legittima di chi è stato capace di difendere la sfera del sentimento dalle brutture di una società basata sull’apparenza e sul lamento.
È incredibile l’ironia che la vita mette nell’offrirci le occasioni. Viviamo la quotidianità che inseguiremo, quando ancora è troppo presto non solo per potersene rendere conto, ma addirittura per immaginarla. Quanto è importante seguire un programma educativo e didattico quando si parla di amore? Fondamentale, ma non esiste. L’unica cosa che possiamo fare è imparare a capire le nostre esigenze (e magari anche quelle degli altri) cercando di convergere verso la serenità, rappresentata dalla somma -sempre perfettibile- di elementi variabili in proporzione al proprio vivere. La vita è cambiamento. Forse potremmo aspirare all’elasticità mentale e alla curiosità di chi si è comunque rassegnato all’immensita di un mondo troppo grande per essere compreso totalmente, ma senza trattenersi dall’imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.

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