Il pericoloso confine tra vittima e carnefice

di Andrea Devis

Cammini, sotto a un sole troppo caldo per essere solo marzo, e rifletti sul fatto che troppe volte ti sei pianto addosso senza pensare agli altri, concentrato unicamente su te stesso e sulla tua sofferenza. Scelte giuste, sbagliate, sconclusionate… ma comunque sempre dettate dalla mancanza di un sentimento sufficientemente forte dal farti perdere la testa. Ma le altre, teste? Le persone soffrono, ma se sei impegnato a piangerti addosso, fatichi a vederlo. Si passa così dall’essere vittima “della vita” a carnefice; colpevole di aver alimentato un’illusione che non è mai a senso unico.

Ti lecchi le ferite certo che il mondo ce l’abbia con te, ma non vedi il male che hai fatto. Ti sembra che la sceneggiatura preveda sempre i soliti passi falsi, e provi a farti coraggio cercando di capire cosa ci sia che non va.

Ti guardi, e pensi che -a trent’anni- sia arrivato il momento di cambiare, ai tuoi occhi prima di tutto. Il lavoro più duro sarà liberarsi di quell’immagine che hai inseguito -faticando- per troppo tempo e aspirare a una nuova identità, più autentica, lontana da chi sei e vicina a chi sarai. Dovrai essere creativo, cambiando la quotidianità e impostando i rapporti senza essere vittima dell’idea di quelli che già hai vissuto.

Superato l’ostacolo del rinnovamento, sarai pronto a vivere nuovi spazi, nuove persone e nuove relazioni, consapevole dell’autenticità di chi si muove tra il ruolo della vittima e quello del carnefice senza diventare mai né l’una né l’altro.

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