Punti di vista

di Andrea Devis

Ogni tanto mi fermo a pensare e faccio uno strano gioco. Immagino di essere chi sono, e di trovarmi a tu per tu con la persona che ero cinque, o dieci anni fa. Lascio che mi ponga tutte le domande che mi gironzolavano in testa, e con un mezzo sorriso fornisco responsi soddisfacenti ma anche un poco misteriosi. Mi compiaccio per le tante risposte che ho saputo trovare, ma senza nascondere l’amarezza per qualche meta ancora lontana e per qualche questione ancora oggi insoluta. 

Essere più vecchi non significa essere più saggi. Avere trent’anni e non venti non vuol dire essere maturi, ma solo meno coglioni. O forse coglioni lo si è ancora, ma in maniera diversa e in proporzione variabile a seconda dei giorni e delle circostanze. Ho imparato a considerare le frustrazioni una benedizione, perché è attraverso di quelle che si diventa persone migliori, imparando ad aggiustare il tiro e a lavorare su quello che non funziona. Il confronto è difficile e a volte ne si esce feriti; per questo molte persone scappano quando si trovano innanzi a chi è capace di andare oltre con un solo sguardo. Succede per caso, e senza magari neanche volerlo ti ritrovi laggiù: oltre la paura, oltre la rabbia, oltre tutte le cazzate dietro alle quali troppo spesso ci si nasconde. Attraverso gli altri si cresce, ci si impara a guardare, riconsiderando e rileggendo atteggiamenti passati e/o rimossi. Attraverso di noi gli altri cambiano e addirittura qualcuno migliora.

La cosa più difficile rimane imparare a guardare sé stessi con obiettività, comprendendo i propri talenti, la sensibilità e l’unicità che contraddistingue. La cecità del cuore potrebbe anche restare un handicap notevole, ma se avremo saputo scegliere le persone giuste, avremo sempre al nostro fianco qualcuno in grado di guardare per noi, e di ricordarci, senza paura, chi siamo.

 

Annunci