Non scambiare la solitudine per indipendenza e non diventare dipendenti dalla solitudine

di Andrea Devis

La solitudine -al contrario dell’indipendenza- non è una conquista. La solitudine è un atto protettivo, qualcosa capace di alienarti dal mondo reale, soprattutto dopo una vita di relazioni, e non ha importanza quanto queste siano state di successo o meno. Si abbraccia la solitudine per stanchezza, sfinimento o mancanza di alternative.
Come una sorta di protezione da eventuali delusioni -di cui noi stessi possiamo essere gli artefici- diventiamo solitari e patologicamente immobili: ci ammaliamo perdendo la voglia di fare qualsiasi cosa, anche la più semplice.

Poi c’è la solitudine costruttiva che fa crescere, la solitudine arginata a un ambito solo; in una quotidianità frammentata solo dallo scorrere del tempo, non sempre abbiamo la possibilità di alimentare tutte le nostre intenzioni, così finiamo per ragionare a settori, tralasciando inevitabilmente qualcosa. La verità è che nella solitudine patologica le giornate sembrano non finire mai, mentre in quella costruttiva il tempo non è mai abbastanza per riuscire a dedicarci a tutto in ugual modo.

Dobbiamo pretendere di più da noi stessi anche quando le nostre pretese vanno oltre le possibilità del semplice essere umano?
Le cose che capitano quando meno te le aspetti, non sono quasi mai quelle che ti saresti aspettato.

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