Ci piacciono le persone in auto perché ne vediamo solo un pezzo

di Andrea Devis

Quante volte, sfrecciando sull’autostrada e volgendo lo sguardo alla nostra sinistra (o anche destra) ci è capitato di vedere alla guida di un’altra auto qualcuno di affascinante, intrigante e tremendamente sexy? Tante, tantissime volte. L’altro giorno, mentre percorrevo la A8, mi sono domandato se l’amore non funzioni proprio come con gli sguardi repentini oltre il finestrino.

Quando ci si innamora a vent’anni, non ci sono i mezzi per leggere veramente qualcuno fino in fondo; così si finisce per considerare il centro del nostro amore come il centro di ogni cosa, e quella persona diventa improvvisamente un’ambizione, un idolo invincibile e senza debolezze. È comprensibile e quasi accettabile che ciò accada. Quando cresci capisci che le persone -non ha importanza quale ruolo queste ricoprano nella tua vita, dai genitori, agli insegnanti fino ai partner- non sono invincibili e sono esattamente come te; sono persone. Questa preziosa chiave di volta apparentemente accessibile a chiunque, può farti capire che idolatrare qualcuno è inutile quanto controproducente. Solo imparando a considerare i limiti di qualcuno si può amare davvero, e forse, in maniera veramente “utile”, ammesso che questo termine in questo ambito sia concesso.

La paura per gli sconosciuti limiti dell’altra persona, è una di quelle cose che fanno diffidare dell’amore. C’è gente che sostiene di vivere benissimo senza la necessità di amare e sentirsi amata, imbrogliandoci tutti ma finendo poi in sentimentalismi improvvisi alimentando il leitmotiv “certe cose accadono quando meno te le aspetti”.

Io ne ho già scritto, e continuo ad essere stanco di aspettare che accadano le cose che accadono quando meno te le aspetti.

Al cuor non si domanda, però ogni tanto un paio di cose vorrei proprio chiedergliele. Non lo si conosce mai abbastanza, il cuore; io del mio ad esempio so che si contrae circa 72 volte in un minuto e che ha un blocco di branca sinistra: non so se funzioni come per gli emisferi del cervello -dove quello destro rappresenta indicativamente il “femminile” e quello sinistro il “maschile”- ma se così fosse, dovrei fare i conti con una parte organizzativa, maschile, pratica e razionale, totalmente inesistente, fottuta dal blocco permanente della branca.

Non ci avevo mai pensato.

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