Ogni lasciata è tersa

di Andrea Devis

Dovrebbe essere tutto chiaro, limpido e puntualmente scomponibile e ricomponibile senza troppo talento analitico. Dovremmo essere in grado di vedere le cose con lucidità, a distanza di tempo. Eppure quando c’è di mezzo una separazione, finiamo sempre e comunque quasi tutti nella merda. Quella dei pensieri, solitamente, nella quale abbiamo ormai preso l’abitudine a sguazzare.
Che cosa ci può rendere più forti? Il tempo rende più chiare le cose, o è soltanto un nemico dei ricordi sereni? Ad avere la meglio sui nostri pensieri, è quello che ci ha fatto male, o è quello che ha reso una storia d’amore degna di questa specifica?

Dopo una guerra, fisica o psicologica, la città diventa un campo di battaglia: con le sue strade, i suoi luoghi, e talvolta addirittura con le sue luci e i suoi odori, è impossibile non inciampare nel ricordo di chi eravamo. È impossibile dimenticare quello che abbiamo perso e quello che abbiamo guadagnato. La memoria non va cancellata e non va relativizzata, la memoria va custodita e integrata.

Abbiamo sete di nuovi ricordi, ma erroneamente crediamo che la sofferenza sia l’unico metro di misura per l’amore.
Avrei dovuto fare più attenzione quando a scuola mi spiegarono le equivalenze.

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