Ci impegniamo con le persone impegnate perché sono poco impegnative

di Andrea Devis

Ci deve essere un nesso. Una congiunzione astrale particolarmente sfavorevole o un recidivismo inguaribile. Un sottile filo che lega le nostre frequentazioni e che traccia -razionalmente- un profilo comune. Negarlo è inutile, comprenderlo e accettarlo è indispensabile; non per guarire, ma solo per essere consapevoli smettendola di piangerci addosso dando la colpa a un destino spietato (che non esiste). Siamo attratti da quello che non vogliamo avere. È una tensione costante, che tiene svegli i sensi e che fa sentire vivi, reattivi e pronti. A Milano, non ci sono più persone con le quali valga la pena frequentarsi -o meglio- non ci sono più persone libere con le quali valga la pena frequentarsi. A volte non vale la pena frequentare nemmeno persone impegnate -e se qualcuno pare frequentabile- dobbiamo poi fare i conti con i suoi inscindibili legami. I più coraggiosi ci provano, consci del fatto che uscire con qualcuno di impegnato, equivale a uscire anche con i suoi impegni.

In un certo senso inabissarsi nella frequentazione di qualcuno di impegnato può avere dei vantaggi. Chi cerca di evadere da un rapporto solitamente lo fa alimentando quell’eccitante tensione di cui sopra. Chi evade da un rapporto mette in mostra il meglio di sé; per sentirsi ancora desiderabile, per sentirsi ancora giovane preda o cacciatore. Grandi sorrisi, complimenti, qualche attenzione che lusinga e una buona dose di pregiata acqua di Parma. Gli ingredienti -in proporzione variabile- sono gli stessi da sempre. Noi ci prendiamo quello che di buono c’è, senza chiedere nulla in cambio. È piacevole e distensivo, nella misura in cui dall’altra parte troviamo lo stesso effimero pensiero di consapevolezza.

Esiste un limite, quello dei sentimenti. Domarli è impossibile, e proprio quando hai la convinzione di essere finalmente riuscito a governarli, loro si manifestano spietatamente. Nella maggior parte dei casi è la persona impegnata a perdere la strada di casa. Prenderle la mano e riportarla sulla retta via è la cosa giusta da fare, ma ti consacrerà ai suoi occhi come un santo salvatore protettore della famiglia e prossimo alla beatificazione; beatificazione che ti permetterà di venire elevato al ruolo di entità superiore, da idolatrare, per via di una morale incorruttibile, che è rimasta tale anche di fronte alla palese -ma meschina- possibilità di cambiare definitivamente le carte in tavola.

Elicitare una condotta moralmente stabile sarebbe in netta contrapposizione con l’intera situazione, ma a volte le persone impegnate finiscono per impegnarsi; con noi. Potrebbe sembrare una vittoria, ma non lo è quasi mai. È come se, venendo meno la penombra degli eccitanti e clandestini incontri, la tanto agognata luce del sole ci illuminasse fino a far sparire quel concentrato di sincerità e sentimenti che contraddistingueva le ore passate insieme.

Per quanto se ne dica, in fondo lo sappiamo: le persone già impegnate -e che si impegnano a loro volta con altre persone- sono persone delle quali non ci fideremmo mai.

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