Buon Natale

di Andrea Devis

È stato come se avessi improvvisamente aperto gli occhi. Dal caldo soffocante di un’estate che si ostinava a non finire bruciando le suole delle scarpe sull’asfalto bollente, mi ritrovavo lì, a guardare il cielo inaspettatamente gelido e bianco, carico di neve ancora inibita. Sentivo suonare in lontananza “Have Yourself A Merry Little Christmas”,  e cercavo di restare in piedi nel viavai di gente carica di pacchetti. La differenza era ancora minima ma percepivo che il cambiamento stava iniziando a non essere più unicamente faticoso, ma anche capace di restituirmi il dubbio che il futuro potesse rivelarsi diversamente interessante. I miei sogni si erano fatti nitidi e non chiedevano nemmeno più di essere interpetati, quanto piuttosto semplicemente accettati. In un attimo, capii che quello che poteva farmi stare bene era la chiarezza. E l’onestà. E la lucidità. E forse, anche la banalità di cui avevo tanto diffidato.

Era appena un anno fa. Stesso letto. Steso su di un fianco. A stento sveglio ma stordito dal suono sordo della neve che cadeva spontanea dagli alberi spogli. Solo, lascio che gli occhi godano della luce riflessa dalla neve.

La neve si lascia attraversare dalle cose, filtra, e attraverso i suoi cristalli ci restituisce un’immagine della realtà decisamente troppo onirica e zuccherosamente poco concreta. Il Natale serve anche a questo: a farci sentire buoni, sognanti e onnipotenti. Il Natale serve a fare propositi, a tradirli dopo la befana, a rimpiazzarli con altri meno ambiziosi a fine gennaio, a fingere di averli mantenuti per buona parte a metà marzo, e a dimenticarli definitivamente non appena, in primavera, il profumo del prato tagliato avrà raggiunto le nostre vogliose narici.

Radici; intrecciate a ghirlanda e verniciate frettolosamente ci ricordano, stazionando in bella mostra sulle nostre porte, che è Natale: canditi scartati sul bordo di un piatto dorato, glassa lucida da sembrare plastica su forchette d’argento, torroncini troppo duri mordicchiati e lasciati a metà, biscotti in pan di zenzero sbriciolati su tovaglie in raso rosso, finalmente premiate per aver pazientemente aspettato il loro giorno in cassetti impregnati di canfora cinese.

Ci vendono il Natale in confezioni da dieci. Dovremmo essere tutti felici, riuniti a qualche tavolo con una famiglia, alle spalle di un abete oltremodo addobbato, pronti a sorridere per celebrare qualcosa che non ricordiamo. Non c’è miglior momento per accorgersi di cosa invece non vada: chi manca? che cosa mi manca? che cosa è cambiato? che cosa volevo e non ho avuto? che cosa ho avuto che non volevo?

So di persone vere che sostituiscono al focolare qualcosa di meno biblico e meno appariscente. So di abeti stanchi che per sostenere angeli di marzapane perdono gli aghi dei loro rami. So di paesaggi innevati che incorniciano il nulla.

Viviamo con gioia, perché possiamo costruire un mondo. Possiamo scrivere un pensiero e donarlo. Possiamo disegnare una famiglia, una ghirlanda di rami, un dolce fatto in casa e una candela rossa. Possiamo addormentarci per sognare che tutto questo esista, a Natale. Possiamo svegliarci per fare in modo che tutto questo esista davvero, ogni giorno.

Buon Natale

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