I serial killer dell’ombrello

di Andrea Devis

Quando piove, Milano si trasforma. Via Torino diventa Via Troiaio e le numerose pozze d’acqua piovana diventano dei piccoli laghi circumnavigabili. I proprietari di Piazza del Duomo (i Filippini) spariscono all’improvviso, mentre i piccioni si appallottolano -sporchi e malati- su qualche cornicione imbrattato della loro stessa merda. Gli inospitali taxi bianchi diventano introvabili, i semafori sembrano allungare la durata del rosso e le scale della metropolitana si trasformano in pericolosissime trappole mortali. È proprio in questo clima di perdizione che uomini comuni -in altri momenti innocui- mutano in pericolosissimi serial killer. L’arma di distruzione totale è l’ombrello: il manico tondeggiante ed ergonomico lo rende facilmente impugnabile in posizioni inumane, e il lungo puntale di metallo diventa la causa di possibili e inaspettati decessi di massa. Si apre, si chiude, si scuote, si dimentica… nella migliore delle ipotesi ti ritrovi con della pioggia vaporizzata in faccia tipo eau de toilette da discount, mentre nella peggiore potresti ritrovarti il puntale di metallo nello stinco o nel fianco.

Si può parlare di omicidio? No. Perché se fai notare loro l’obbiettiva goffaggine, ti senti rispondere: “beh? non ha visto che piove?”; e il punto è proprio questo: tu ti sei accorto che piove, ma loro certamente non si sono accorti che altre mille persone sono uscite di casa con lo stesso problema.

Siamo tutti potenziali vittime dei serial killer dell’ombrello.

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