Essere vecchi, per essere felici

di Andrea Devis

Lago d’Orta, colazione sull’erba per il settantesimo compleanno di una delle mie più care amiche. Sole caldo ma non prepotente, mentre un trio composto da contrabbasso, flauto e fisarmonica suona una malinconica e sognante “Somewhere Over The Rainbow”. Osservo gli ospiti, circa sessanta, sparsi tra il portico e le numerose panche di pietra del giardino. Io e C. siamo certamente i più giovani; ci gustiamo gli sguardi curiosi e i complimenti per le nostre cupcakes al cioccolato e lampone, che abbiamo avuto la cura di sistemare a intervalli regolari sul grande tavolo con la tovaglia di cotone bianco, rimasta intonsa nonostante l’antipasto e i primi piatti già su di essa serviti.

Alle 17:00 arriva il momento di una lettura speciale: A. -attore italo francese- interpreta per noi uno scritto di F., la festeggiata. Seduti in un’altra parte del giardino, debitamente allestita a mo’ di piccolo anfiteatro, ascoltiamo tutti incantati le parole, mentre le api si adagiano in prima fila su piccoli fiori viola, probabilmente anche loro attirate inconsapevolmente dal profumo agrodolce del monologo.

Osservo silenzioso poeti, artisti, filosofi, professori e amici scambiarsi opinioni pacate sulla vita. Nessuno è sopra le righe, nessuno si confonde, ogni personalità è ben delineata ma allo stesso tempo fusa. Fusa con il giardino, fusa con i raggi del sole, fusa con le note del trio, fusa con le fusa dei gatti curiosi dei vicini che assistono alla scena come ospiti scettici rimasti appoggiati su vecchi e grossi muri di pietra.

All’improvviso colgo una sfumatura, un insegnamento, forse. Lo champagne scorre come l’acqua della fontana e come le lacrime della protagonista, rare e preziose perle nere. Settant’anni festeggiati dopo una vita di sperimentazioni, di devozione, di sbagli e di amori. Una vita coerente, talvolta guidata dagli impulsi ma sempre vissuta con intensità, e forse -concediamoglielo- con un po’ di sarcastico cinismo.

Elegantemente avvolte in costose stole di lino e con gioielli vistosi ma mai ostentati, le amiche di F. sono meravigliose. Gli uomini sono piuttosto anonimi, visivamente; quando parlano però si rivelano ciceroni, pittori, ricercatori e filosofi di un tempo che credevo perduto con i romanzi di Sandòr Marài. Mi guardo indietro e capisco che sto sbagliando; è avanti che devo guardare. Non dobbiamo temere la vecchiaia, ma augurarci che la si possa raggiungere con serenità e consapevolezza, senza cadere nella banale trappola dei rimpianti.

Viviamo! Senza voltarci a guardare malinconici il culo delle ventenni, ma volgendo piuttosto lo sguardo al sentiero che ci condurrà a un tramonto caldo, consapevole, sornione e intenso come non mai.

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