Popper & Pop-corn

di Andrea Devis

E’ assurdo pensare a come certi inquietanti accostamenti siano senza alcuna remora perpetrati nella nostra società.

Io credo, ad esempio, che si debba vietare l’uso degli shorts a donne sopra i 40 e a ragazze che li indossano per sentirsi fighe ma che poi passano il tempo a coprirsi il culo strabordante con i lembi di un’inaspettata camicia infilata sopra. Credo che si debba vietare a maschioni grandi e grossi l’uso di borsette e gioielli di dubbio gusto ma apparentemente giustificati da un aspetto “tribaleggiante”. Credo che si debba vietare -a tutti quelli cui il buon senso già non lo ha suggerito- di sfoggiare infradito a Milano, d’estate, per strada, dove liquidi organici e sporcizia varia sono pronti a infilarsi irreversibilmente tra le dita e sotto le unghie dei piedi. Sono sicuro che sarebbe opportuno spiegare a ragazze e ragazzi che vantare vistosi tatuaggi -come ad esempio grosse scritte a caratteri gotici di nomi non propriamente esotici sugli avambracci- sia ridicolo quanto provinciale. Credo che accanirsi contro chi abbandona gli animali quando siamo i primi a mangiare pollo tutto l’anno (non ditemi che un cane è più degno di stare a questo mondo che un pollo!) sia anacronistico. Credo fermamente che gli intralcianti ciclisti della domenica debbano essere debellati in maniera radicale applicando severe sanzioni a chi sta per la strada senza usare il buon senso, oltre che la prudenza. Spiegare ad adolescenti magrolini che ostentare i caratteri sessuali secondari di una virilità mai raggiunta non significa essere uomini, potrebbe evitare tante morti sulle strade il sabato sera. Credo con la stessa fermezza che legiferare per festeggiare il carnevale più volte l’anno possa essere un buon palliativo per evitare gente fuori luogo come uova di Pasqua a Natale. Credo anche che qualcuno dovrebbe spiegare a mediaset che programmare film catastrofici (aerei, epidemie, giudizi universali e compagnia) d’estate, non fa sentire meglio le persone che non si sono potute concedere le vacanze, ma fa solo riflettere su quanto siano penosi e prevedibili i palinsesti italiani.

Cosa hanno in comune Popper & Pop-corn? A questo punto azzarderei: molto più di quanto si possa immaginare. Si usano entrambi in momenti di svago. Sono propedeutici a qualcos’altro. Ti eccitano e accaldano, sia che tu stia guardando un film o che tu lo stia facendo. Sfruttano un processo chimico-fisico per ottenere un’esplosione. Saltano e fanno saltare. Si prendono con le mani e poi si portano al viso. Per utilizzarli bisogna prima surriscaldare l’atmosfera. Hanno avuto grande successo a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, ma ancora oggi hanno folti gruppi di estimatori sparsi per il mondo.

Mangio spesso i por-corn, mi piacciono, non solo al cinema. Il popper l’ho conosciuto a Londra, ma dopo averlo provato, un po’ deluso, me ne sono sbarazzato buttandolo nello scarico della doccia.

A Londra ho fatto una delle docce bollenti più intense della mia vita.

“popper” s.m. inv. gerg. Fialetta di 1-nitro-pentano dal blando effetto stupefacente, sostanza che si assume per inalazione.

“pop-corn” (o “popcorn”) s.m. inv. Cibo costituito da chicchi di granturco soffiato, salati o dolci.

(Definizioni tratte da: “Grande Dizionario Italiano” di Aldo Gabrielli, edito da Hoepli)

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